La Generazione perduta & Gerontocrazia, andare oltre la realtà percepita..

AGO & FILO – Il mio editoriale di questa settimana
Quelli che alla fermata attendono il bus del futuro e che intanto perdono il presente. Ero sulla fermata l’altro giorno, mi sono visto attorno mentre attendevo e non poco quel bus e riflettevo su come ormai scenari ed aspirazioni sembrano irrimediabilmente persi. C’è chi lo chiama gap generazionale, chi con molta più crudezza l’ha definita la generazione perduta, chi ormai non rimette alcune speranze sui “bamboccioni” o chi forte della gerontocrazia ( vecchi al comando) non se ne frega minimamente delle condizioni disperate di disoccupazione e la precarietà di chi gli sta “pagando” la pensione. Le “giovani” generazioni compreso la mia è ormai senza speranza. Tutta la classe dirigente italiana è organizzata in un sistema di compatte oligarchie di anziani che per conservare e accrescere i propri privilegi sono decisi a sbarrare l’ingresso a chiunque. A cominciare dal capitalismo industriale-finanziario il quale, almeno in teoria, dovrebbe essere il settore più dinamico e innovativo della società, ma dove invece i Consigli d’amministrazione assomigliano quasi sempre a un club esclusivo di maschi anziani. Anche il sistema politico e i partiti non scherzano. I leader più importanti non solo stanno in politica da almeno tre o quattro decenni, ma in media è da almeno 20-25 anni che occupano posizioni di vertice. La muraglia invalicabile dietro la quale prospera la gerontocrazia italiana che non vuole competizione e merito. In Italia il sapere e il saper fare contano pochissimo. Moltissimo invece contano le amicizie, il tessuto di relazioni, l’onnipresente famiglia, e soprattutto l’assicurazione implicita di non dar fastidio, di aspettare il proprio turno, di rispettare gli equilibri consolidati: vale a dire ciò che fanno o decidono i vecchi. E’ questa la fotografia anche del nostro territorio che peggio degli altri nei momenti d’oro non è riuscito neppure a decidere per avviare uno sviluppo sostenibile dopo le prime avvisaglie della crisi industriali . Certi di sopravvivere a se stessi questi amministratori non solo hanno speso male e arraffato i fondi ma restano al comando seppure in altre forme e senza vergogna, pretendendo anche un riconoscimento di una società priva da tempo di punti di riferimento. I traffici delle merci evocati dagli antichi scritti sono stato sostituiti ai traffici di ben altra natura che influenzano non poco la nostra vita. Nelle conversazioni di quelle generazioni, figli di chi si era fatto un mutuo per acquistare la casa, vedo solo rassegnazione o la considerazione che forse un futuro è possibile solo oltre. Difficile immaginare di fermare il declino ma utile non perdere le speranze per un territorio che avrebbe bisogno di guardare a quel che resta dei fondamentali e di rimettersi realmente in discussione, evitando di alimentare guerre fratricide ed avviando percorsi se non altro di condivisione e di uno sguardo oltre la realtà percepita spesso coltre imperscrutabile che non riesce a far guardare oltre la siepe delle indifferenze.

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