Turismo Italiano, numeri record nel 2016 con +4% ma non sfonda al Sud che attrae solo il 20% delle presenze

diapositiva1Turismo Italiano, un nuovo rinascimento con segno più di presenze straniere e domestiche che si contengono l’equità delle percentuali del 50%. Dati interessanti e confortanti per il nostro turismo che rappresenta l’11,3% del nostro Pil Prodotto Interno Lordo, dando occupazione a circa 2,9 milioni di occupati, i diretti sono circa 1,2 milioni. La recente pubblicazione dei dati Istat sul turismo in Italia nel 2016 offre alcuni spunti interessanti per interpretare l’andamento del settore nel breve periodo. Ho analizzato quanto riportato dall’Istat e rielaborato dal Centro Studi di Touring Club mediante un interessante articolo che riporto in ampi stralci. Sono stati complessivamente 117 mln gli arrivi e 403 mln le presenze, il record di sempre per il nostro Paese, in crescita rispetto al 2015 rispettivamente del 3,1% e del 2,6%. Se le presenze incoming si confermano trainanti (+3,5%), rinnovando un trend in continua crescita ormai dal 2010, per il secondo anno consecutivo si evidenziano segni di ripresa anche della componente domestica (+1,6%), dopo l’inversione di passo avvenuta nel 2015 in occasione di EXPO (+4,9% sul 2014).I dati per un nuovo “rinascimento” del nostro turismo arrivano anche dai primi dati del 2017: le stime provvisorie (gennaio-luglio) registrano un incremento di arrivi e presenze attorno al 4%. Certamente il tema della ripresa economica è centrale nello spiegare lo stato di salute del nostro turismo anche se non si può non considerare il particolare momento storico: dopo la spinta ricevuta dall’Esposizione Universale, l’Italia si è avvantaggiata notevolmente della difficile situazione del Mediterraneo. La Francia ad esempio ha visto nel 2016 un calo del 2% dei flussi internazionali sull’anno precedente, per non parlare dalla situazione drammatica che stanno vivendo Egitto (-42%) e Turchia (-28%). Quello che non è cambiato, nonostante il quadro sopra descritto, è la distribuzione dei flussi nelle diverse aree del nostro diapositiva3Paese: il Sud – benché si proponga con caratteristiche simili e per certi versi sostitutive ai prodotti turistici dei Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo – non riesce ad accelerare la propria crescita, attraendo soltanto il 20% delle presenze totali, che scendono al 14% se si considerano quelle straniere, dato ormai consolidato da anni… Qualche riflessione interessante viene anche dalla top 10 dei mercati incoming. I trend di breve periodo confermano che la crescita dei flussi stranieri in Italia ha una matrice “continentale”: sono infatti i Paesi europei a registrare le variazioni più positive. La Germania, che si conferma il primo mercato con 56,6 mln di presenze, cresce del 6,1% sul 2015, la Francia – seconda – con 13,4 mln cresce quasi del 3% e il Regno Unito, terzo con 13 mln, aumenta addirittura del 4,5%, nonostante a partire dalla metà del 2016, in concomitanza del referendum sulla Brexit, la sterlina abbia cominciato a deprezzarsi sull’euro. Crescono poi anche Paesi Bassi – in quinta posizione (+6,3%) dopo qualche anno di disaffezione nei confronti dell’Italia – e la Spagna (+9,4%).Di tenore differente il quadro dei flussi di medio-lungo raggio: in calo i turisti cinesi (-16,8%) che passano dall’ottavo all’undicesimo posto in classifica. Dopo l’exploit dell’anno di EXPO (5,4 mln di presenze) si riassestano i flussi che comunque crescono di quasi un milione rispetto al 2014. Andamento chiaramente negativo invece per Russia (-8,8%) e Brasile (-14%): per la prima non sembrano ancora riassorbiti gli effetti della crisi, attenuatasi solo a partire dalla fine del 2016, mentre per il secondo cominciano ad avvertirsi, anche nel turismo, gli effetti della congiuntura economica, ritornando alle performance del 2014.

Turismo italiano si sta trasformando in “disnayland”da escursione con target medio bassi e poca qualità

Da anni mi occupo di turismo. Seguo le tendenze e gli sviluppi come pure assisto alle retroguardie e alle assurde (spesso) azioni di chi dovrebbe seguire e gestire processi ma si limita alla superficie e a cercare riscontri facili in tempi rapidi. Il nostro turismo è sempre più escursionistico. I grossi tour operator internazionali che fanno i conti con il bilancino e spingono al risparmio per ottenere più guadagni con voli low coast e soggiorni a basso costo, vendono la nostra Italia al tempo di una visita di poche ore. E cosi trovi centinaia di stranieri che armati di microfono e cuffie, si ritrovano al seguito del loro capogruppo a girare in lungo e largo tra luoghi e siti culturali di enorme importanza, con il fare della visita allo zoo o un giro alla disneyland del momento. Mi sono chiesto chissà cosa gli sta dicendo nel microfono appeso al collo quel capogruppo mentre si tira indietro gruppi da cinquanta persone alla volta, spesso spaesati e privi di qualsiasi riferimento culturale e geografico del territorio che sta calpestando. Impressionante la velocità dell’esperienza escursionista. Con i problemi che si porta dietro un sistema bordline che per rispondere ad esigenze di vendita di massa, ingolfa trasporti pubblici locali, determina problematiche concrete per l’enorme flusso che in poche ore affolla siti culturali e città spesso non pronte a tali formule. Ormai anche il bus sembra sdoganato e dove si può, questi tour operator organizzano trasferimenti su mezzi pubblici come metropolitane e ferrovie. Ho sentito di un’agenzia che a dei sudcoreani fa visitare l’Europa in poco meno di cinque giorni. E cosi il turista viaggiatore passa da Parigi a Milano, passando per Venezia e Roma e se va bene Napoli, Pompei, Sorrento in poco meno di due giorni. Ancora più ridotte le visite dei crocieristi. E cosi un territorio dalla storia millenaria, da siti culturali di altissimo livello, si ritrova ad essere visitato e “scoperto” come in una sorta di parco divertimenti, dove l’importante monumento e il panorama mozzafiato serve solo allo scopo di un selfie da postare fra l’altro velocemente, consumando l’esperienza in pochissimi attimi. Che tipo di turismo vuole il nostro Paese, cosa stanno facendo le Regioni e il Governo per determinare nuove alternative che non siano le solite narrazioni alla bisogna prive di risorse e supporto. Facile dire che è l’anno dei borghi o dei siti Unesco, ma poi nella pratica chi fa cosa e in che modo per rendere raggiungibili e fruibili posti spesso fuori dai percorsi metropolitani o di facile raggiungimento. La verità è che all’estero il nostro Paese è visto più come un posto bello da visitare per poco tempo e senza offrire esperienze diverse che non siano i soliti itinerari. Poco davvero poco si fa per valorizzare l’eccezionale patrimonio artistico culturale che non sia la scelta compiuta di nominare direttori di grandi musei e pinacoteche con l’obbligo di attrezzarsi per garantire che il tour da disneyland sia garantito. Ancora ho nella mente quell’incontro di Obama con il nostro ministro alla cultura Franceschini. Gli americani si sa sono sbrigativi e facili alla massificazione. Ma fa pensare e non poco che vi siano stranieri che non abbiano alcuna contezza del nostro territorio e che spesso confondono persino le città che ospitano monumenti. Al sudcoreano che ho incontrato l’altro giorni gli ho chiesto che sapesse di Napoli e Pompei, e la risposta è stata che Napoli è secondo quanto detto dalla guida, la città moderna dell’antica Pompei. C’era chi mi ha accennato alla Torre di Pisa che si aspettava di vedere a Venezia come per il Ponte Vecchio che sta invece a Firenze. C’è invece una fetta sempre più consistente di viaggiatori del cosiddetto turismo individuale che da novelli Goethe ma a basso costo cercano l’Italia culturale, dei siti artistici e naturalistici e che vogliono esperienze non standardizzate. Il boom delle città d’arte ne è un esempio lampante come pure dei percorsi alternativi di località storiche e culturali. Restano i problemi di sempre nel governo del turismo italiano, delle competenze tra Stato e Regioni, della gestione delle Soprintendenze che in nome della tutela rendono difficile lo sviluppo di sinergie tanto che il Ministro ha inteso risolvere la questione dei siti maggiori con la costituzione di nuovi poli museali e autonomia dei direttore dei maggiori musei. Una scelta che sta portando a dei risultati ma che al contempo lascia indietro e nel dimenticatoio tanti siti minori non facilmente raggiungibile da quel turismo di massa tanto amato dal Governo che spinge verso una disneyland diffusa e fruibile in tempi stretti non riuscendo a rendere più qualitativi flussi che rischiano di far più danni che offrire concrete occasioni economiche per i territori. Le città sono spesso diventate mete da mordi e fuggi con tante ripercussioni in merito a qualità della vita e concrete opportunità. Anche la professionalità di guide ed esperti sembra ad un bivio, spesso vengono allestite mostre alla bisogna, dal titolo facile e noto per garantirsi incassi certi ed immediati e spesso con allestimenti a dir poco discutibili.

Airbnb ora promuove le “esperienze”. Dopo le stanze ora anche i tour e lo Stato si “accontenta” della cedolare secca… Mentre l’Ue pensa… alla webtax…

sharing economyOrganizzazioni tradizionali e filtri addio. A quanto pare il sistema online da sharing economy è in grado di fagocitare tutto in pochissimo tempo e senza alternative. Protezionismi? Scelte di Governi e Stati? Mentre gli stanchi e stralunati governanti europei fanno panegirici immensi ed inconcludenti su web tax e non riuscendo a trovare alcuna quadra, affidano”l’incartamento” all’ Ocse..c’è chi si organizza e come. E cosi dopo aver reso normale abitare nell’appartamento di uno sconosciuto,sdoganando qualsiasi filtro compreso le minime prescrizioni igienico- sanitarie ( tanto ci pensa la recensione online) e il trasporto easy.. con Uber ecc, la piattaforma è decisa ad accompagnare il novello viaggiatore internauta in ogni fase dei suoi viaggi, proponendogli cosa fare, come spendere al meglio il suo tempo, aiutandolo a trovare evasioni e svaghi in linea con i suoi gusti e le sue passioni. E cosi sembrano destinati all’oblio anche i tradizionali tour operator, guide turistiche.. Perchè il portale delle camere d’affitto, il progetto ce l’ha già pronto da subito, in dodici città del mondo, Firenze tra le italiane per cominciare. Una cinquantina dall’anno prossimo, Roma inclusa. Più avanti, si propone di vendere anche biglietti aerei, darà modo di noleggiare un’auto, ordinare del cibo e altri comfort e trovarli all’arrivo direttamente nell’abitazione affittata. In poche parole, sarà un tour operator globale. Totale. Completamente virtuale. Come descrive il giornalista Marco Morello, corrispondente di Panorama e presente all’evento di Los Angeles: “Il futuro di Airbnb è dentro un quintetto d’icone, ognuna dal titolo telegrafico di una parola sola: «Case», «Esperienze», «Luoghi», «Voli», «Servizi». Solo la prima è ovvia e consueta, le altre raccontano l’evoluzione a breve e medio termine della più promettente potenza del turismo connesso, di questa perenne start-up (per spirito d’iniziativa, innanzitutto) valutata 30 miliardi di dollari. E’stato il co-fondatore e ceo Brian Chesky ad annunciarlo in occasione dell’ «Airbnb Open», l’annuale convention dell’azienda, che riunisce «host» da tutto il mondo, i padroni dei 3 milioni di case disponibili on line in 191 nazioni. Saranno loro i principali protagonisti e artefici del pacchetto «Trips», questa moderna versione delle gite che promette di far vivere una meta in modo autentico, lontano dai consigli un po’ affettati e logicamente standardizzati delle classiche guide cartacee o delle app che ormai affollano gli smartphone. Un turismo davvero su misura, a ciascuno secondo i suoi sogni. La differenza del paradigma Airbnb avanza la possibilità va oltre e consentirà di partecipare a cene organizzate dalla gente locale nelle loro abitazioni o di andare con loro in club di nicchia, sconosciuti a Lonely Planet e vari corollari; di imparare a fare surf da un campione scafato, esplorare a piedi i meandri di un quartiere o arricchire le sue pareti di murales. Di imparare a cucire un vestito da una stilista della zona e così via. A prezzi ragionevoli: Chesky promette che il 50 per cento delle proposte per più giorni costerà meno di 200 dollari (grosso modo, l’equivalente in euro). Quanto all’ingombro temporale, ci saranno autentici tour con pernottamento oppure singoli momenti che si concluderanno in poche ore. Come descrive il giornalista nel suo articolo non si tratta certo di una rivoluzione tuttavia l’effetto sembra debba portare a deflagranti risultati. Siti come TripAdvisor (che ha acquisito lo specialista Viator), da anni propongono pacchetti d’esperienze da prenotare on line prima della partenza, con ovvio corollario di recensioni per capire se sono all’altezza o deludenti. Il passo in avanti di Chesky e compagni è «mettere al centro le persone, perché sono loro a fare la differenza». Un mantra ripetuto quasi allo sfinimento durante il keynote di un’ora scarsa, che significa: non è il solito servizio orchestrato da professionisti, non c’è l’algido tocco di una macchina oliata, ma tutto il calore, con le sue piacevoli sbavature, di chi condivide non più solo il suo appartamento ma attimi di vita quotidiana. Che, per i turisti, significa immersione pura e autentica nell’atmosfera della loro meta. La nuova applicazione, che Panorama.it ha potuto testare in anteprima nel corso dell’evento di Los Angeles, è completa e allo stesso tempo immediata, intuitiva, come lo stile di Airbnb impone. Ha una sorta di timeline che raccoglie tutto quello che si è prenotato, dall’alloggio alle esperienze; integra una serie di chicche, come la possibilità di conoscere i migliori ristoranti nei dintorni della propria posizione e prenotarli con pochi tocchi. Dà persino conto degli eventi in corso in quel momento. Ma non i soliti, non il concerto di cartello o lo spettacolo quasi sold-out: semplicemente, può evidenziare che un gruppo di persone ha deciso di riunirsi in un bar per conoscersi e fare quattro chiacchiere. Rudimenti di social e di dating, in un colpo solo. Di nuovo, l’incursione dell’elemento umano nei meccanismi non sempre fluidi e spontanei della tecnologia. Come scrive il giornalista: “Airbnb ha fatto arrabbiare, e abbastanza tremare, organizzazioni di albergatori di tutto il mondo, Italia inclusa. Ha diviso, subito freni e divieti. Ora, più di un mal di pancia si manifesterà tra tour operator tradizionali e on line, con ampi dintorni. Necessarie saranno le partnership, specie per la vendita dei biglietti aerei e dei noleggi auto, della consegna di cibo, cesti di frutta e mazzi di fiori nelle case, per esempio, ma è evidente che la piattaforma cercherà di fagocitare i classici soggetti di riferimento, se non inglobandoli, quantomeno tentando di sostituirsi a loro. Non ne ha fatto mistero lo stesso Chesky, che mostrando quelle cinque icone ha detto che c’è ancora spazio, volontà e margine per ampliarle di numero. Per diventare qualcosa d’altro, di più oltre le case”. La domanda è come ne usciamo? Mantenendo posizioni di difesa ad oltranza mentre il muro è già ben rotto o accompagnando una nuova formula di scelte di mercato? Chi controllerà chi? Serve ancora chiedere autorizzazioni per fare qualsiasi cosa combattendo tra scartoffie, iter burocratici ecc? Basterà una recensione dunque a dire se l’appartamento preso in affitto mediante la piattaforma online, risponde alle esigenze..E la tutela del consumatore? Chi e in che modo viene garantita, sempre che a quanto pare ve ne sia ancora bisogno.. E il tour esperienziale? Che ne sarà delle guide “autorizzate” che fanno lotte continue con abusivi o colleghi concorrenti
esteri resi liberi battitori nei territori dalle circolari europee sul libero scambio? E perchè questo sistema di easy lyfe,, riguarda solo il turismo ed i servizi? Conviene non farsi domande a quanto pare tanto ci pensano le piattaforme a darti le risposte mentre i sonnacchiosi Governi e Stati vivono sogni tranquilli.. Ah no è vero in Italia un passo utile è stato fatto.. agguantare si fa per dire in qualche modo il vasto mercato immobiliare ad uso turistico e propinato online, imponendo la cedolare secca agli affitti brevi..

“Resto al Sud”, finanziamenti per imprese start up per giovani under 35. Incentivi fino a 50mila euro e per società a 200 mila, con fondo perduto del 35%

Resto-al-Sud-logoResto al Sud, nuovi incentivi per under 35 del Mezzogiorno. Il nostro staff è a disposizione per una consulenza a giovani under 35 residenti al Sud che intendono avviare una microimpresa in diversi settori compreso i servizi turistici. Per informazioni è possibile contattarmi a info@agostinoingenito.it. E contattare per un appuntamento a 0813440891 . Si chiama “Resto al Sud”, la nuova misura che sarà gestita da Invitalia per incentivare i giovani all’avvio di attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno. Il provvedimento, varato con decreto legge n.91 del 20 giugno 2017, è rivolto agli imprenditori under 35 residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Quest’ultimo, varato per favorire la crescita economica delle imprese del Mezzogiorno, dispone di una dotazione finanziaria complessiva di 1.250 milioni di euro, a valere sul Fondo Sviluppo e coesione (programmazione 2014-2020).Dopo il via libera contenuto nel decreto ministeriale di attuazione sarà possibile presentare le domande di accesso ai finanziamenti, fino ad esaurimento delle risorse stanziate, direttamente sul sito di Invitalia – soggetto gestore della misura per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri – che valuterà il progetto proposto entro 60 giorni. L’Agenzia per l’attrazione degli investimenti provvederà alla relativa istruttoria, valutando anche la sostenibilità tecnico-economica della proposta progettuale. L’incentivo prevede un finanziamento fino ad un massimo di 50 mila euro per ciascun richiedente, con una quota a fondo perduto del 35 per cento e il restante 65 attraverso un prestito a tasso zero da restituire in 8 anni. Nel caso in cui l’istanza sia presentata dal più soggetti già costituiti o che intendano costituirsi in forma societaria, ivi incluse le società cooperative, l’importo massimo del finanziamento erogabile è pari a 50 mila euro per ciascun socio con tetto massimo ammissibile di 200 mila euro per ogni singolo progetto.

Al TTG di Rimini la presentazione del nuovo manuale sulla corretta gestione delle locazioni turistiche

locazioni turistiche ttgVi presento il mio nuovo manuale sulla corretta gestione di una locazione turistica. Il manuale sarà presentato in anteprima nazionale- Venerdì 13 ottobre ore 10-11 Sala Cedro – Hall Ovest, in occasione del focus: “Locazioni turistiche: nuove regole e nuovi scenari. Come comportarsi”. Al seminario sono stati invitati rappresentanti del MiBACT ed esperti. A questo link è possibile prenotare il manuale che sarà inviato direttamente a casa o in formato ebook http://www.locazionibrevi.info/ . Vi aspetto!

Pasqua da record in Campania, pienone a Napoli e nelle maggiori località turistiche, ecco le previsioni dell’Abbac

Agostino Ingenito  Tg RaiCAMPANIA, PASQUA DA RECORD. PIù STRANIERI CHE ITALIANI. NAPOLI REGINA DEL TURISMO CULTURALE. OVERBOOKING AMALFI COAST, SORRENTO, ISOLE.
Trainano i turisti stranieri in Campania (+2,8%), gli italiani si attestano (+1,0%). Indagine previsionale osservatorio ABBAC AIGO/Confesercenti: aumentano arrivi da Francia, Spagna, Inghilterra, Germania ed Olanda diminuiscono da Cina e paesi orientali, sorprendono gli Israeliani e gli Argentini. Località marine e città d’arte: Napoli in cima alle preferenze degli stranieri, ottimo trend con il tutto esaurito nel capoluogo partenopeo, Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana, Le Isole del Golfo. Bene il trend delle aree interne e Cilento, aumentano i giorni di pernottamento, overbooking fino a Martedì 18 Aprile. Prezzo medio per una camera doppia a 80€ Ottime previsione per i ponti del 25 Aprile e 1° Maggio. A rilevare questi importanti dati per la Campania è l’osservatorio turistico extralberghiero dell’ABBAC. “Sono dati che ci aspettavamo, dimostrano l’appeal della nostra Regione e sono un importante segnale per la prossima stagione estiva. Ora più servizi e mobilità per un turismo più sostenibile e di qualità – lo dichiara il presidente ABBAC AIGO Agostino Ingenito.
Segnali positivi dal turismo in Campania. Dopo un primo trimestre dell’anno che ha segnato la conferma di flussi ormai costanti sul territorio, per le prossime festività di Pasqua è attesa una crescita dei pernottamenti, trainata soprattutto dai turisti stranieri (+2,8%), mentre il flusso di italiani si attesta ad un (+1,0%). È quanto emerge dall’indagine previsionale dei flussi turistici per la Pasqua 2017 condotta da Osservatorio turistico extralberghiero ABBAC su 300 operatori della ricettività (Bed & Breakfast, Casa Vacanze, Affittacamere e Country House).
Napoli fa il pieno. La città d’arte ha l’overbooking dal 14 al 18 Aprile ma sono già tante le strutture piene in questi primi giorni della settimana. Preso d’assalto il centro storico con B&B e Case Vacanze che non hanno più posti da alcuni giorni. Aumenta il numero dei pernottamenti pari in alcuni casi fino a 4 notti per un prezzo medio che va dai 70€ ai 100€ per camera. Sorprende il dato emerso su altre zone della città: piene le strutture del Lungomare, Vomero, Fuorigrotta e dell’area Metropolitana soprattutto Portici, Ercolano e l’area Flegrea con in testa Pozzuoli e Bacoli. Sono perlopiù Francesi, Spagnoli, Tedeschi, Inglesi e Olandesi gli ospiti che soggiorneranno in città e che già affollano alcuni siti culturali e turistici della capitale del Mezzogiorno. È overbooking nei B&B, Case Vacanze e dimore della Penisola Sorrentina, in testa Sorrento con ospiti provenienti dall’area Nord Europea, soprattutto Inglesi, Spagnoli ed Italiani. Bene anche Massa Lubrense e Vico Equense. Nell’Isola Azzurra difficile trovare un soggiorno libero nel periodo Pasquale, ancora possibilità di prenotazione last minute ad Ischia e a Procida. Tornano gli Americani in Costiera Amalfitana con Amalfi regina delle prenotazioni già concluse nei giorni scorsi, bene Positano da tutto esaurito, il borgo di Atrani e le località tradizionalmente amate anche da molti Italiani come Minori. Maiori e Vietri sul Mare. Molte le prenotazioni a Salerno città, complice un prezzo più accessibile, di maggiore mobilità, utilizzata come base di partenza per le escursioni su altri territori. Il Cilento si attesta come tradizionale meta di Italiani e Tedeschi, buona la media dei pernotti e agevole il costo medio per persona che si aggira dai 25€ ai 35€. Aree interne Irpinia e Beneventano raggiunte da flussi turistici perlopiù Italiani con una media di permanenza di 2 notti e un costo medio dei 30€ a persona. Interessante infine il dato previsionale per i ponti del 25 Aprile e del 1° Maggio. Dall’Osservatorio fanno sapere che ci sono importanti margini di prenotazioni già effettuate mediante i maggiori portali internazionali e il tradizionale passaparola. “Sono dati che ci aspettavamo, dimostrano l’appeal della nostra Regione e sono un importante segnale per la prossima stagione estiva. Ora più servizi e mobilità per un turismo più sostenibile e di qualità – lo dichiara il presidente ABBAC AIGO Agostino Ingenito – Vanno risolte le problematiche relative al dilagante abusivismo ricettivo ed una maggiore offerta di servizi di accoglienza nei maggiori punti di confluenza dei flussi turistici (porto, aeroporto e stazioni) e per la mobilità pubblica con concreti aumenti di corse nei giorni festivi.

Home Restaurant, Antitrust boccia normativa alla Camera, bizzarie di uno Stato che non sa cosa fare con la Sharing Economy

agostino-ingenito“Il recente parere emesso dall’Antitrust, che boccia la norma già approvata alla Camera, in attesa dell’esame del Senato – che fissa diversi paletti per l’attività dei ristoranti domestici tra cui il tetto massimo imposto al numero di coperti (500) e di proventi (5.000 euro) che un ristoratore amatoriale può realizzare nell’anno – è alquanto irragionevole.Il pronunciamento, in tal senso, del Garante per la Concorrenza sul disegno di legge relativo alla disciplina sulla ristorazione domestica non mira a promuovere la leale concorrenza, bensì difende le condizioni che creano, di fatto, una concorrenza sleale ed indebita ai danni delle strutture professionali. Vogliamo ribadire che il rispetto o meno delle regole cui sono sottoposti gli operatori economici è uno degli elementi che più qualificano il funzionamento dell’economia e ne determinano le capacità di sviluppo. Si tratta di numerose e severe norme che regolamentano le attività della ristorazione tradizionale ma che non riguardano l’attività di un home restaurant, che non conosce limiti all’accesso, non deve formalmente rispettare norme in tema di requisiti professionali, di dotazioni strutturali, né la disciplina in materia di alimenti, non è assoggettata ai controlli degli Ispettorati del lavoro, non versa contributi previdenziali per il lavoro autonomo né per i dipendenti, diffonde musica d’ambiente senza versare diritti ad alcun Ente.
In questa direzione, ci sembra invece ragionevole l’adozione di uno strumento analogo a quello proposto con la tassa “Airbnb” sugli affitti brevi turistici, che il Governo pensa di reintrodurre con la manovrina, e che prevede l’applicazione di una cedolare secca al 21% con ritenuta operata dall’intermediario. Una modalità per competere, lealmente, sul mercato con chi organizza la propria attività secondo precisi dettami normativi, versando all’erario la propria parte di contribuzione, secondo canoni di proporzionalità, come vuole la Costituzione.
Se, invece, per l’Antitrust la sharing economy deve essere regolata ‘in maniera leggera’, nel rispetto delle raccomandazioni europee e se le restrizioni imposte, e già approvate in un ramo del Parlamento, sono del tutto ingiustificate, allora chiediamo di rivedere l’intera regolamentazione del settore, per porre fine ad una schizofrenia normativa che, da una parte impone mercati ed imprese sottoposte a un eccesso di carico regolatorio, e dall’altra garantisce la totale deregolamentazione dell’attività imprenditoriale”.

Microcredito, opportunità per b&b e case vacanze in Lazio, scade il 31 dicembre

pportunità per le attività extra-alberghiere.Scadenza: 31/12/2016. Finanziamento fino a 25.000€ all’1% di tasso d’interesse. Il fondo è accessibile anche a imprese già costituite (escluse srl e società di capitali).Possono accedere al MICROCREDITO REGIONALE gli aspiranti imprenditori e le imprese già costituite che non hanno i requisiti per l’accesso al credito ordinario rientranti nelle seguenti categorie:

1) microimprese in forma di ditta individuale, societa’ di persone e societa’ cooperative da costituire o gia’ costituite con sede operativa nella Regione Lazio;
2) soggetti titolari di partite iva anche non iscritti ad albi professionali.

Il finanziamento copre il 100% delle spese ammissibili con una durata massima di 84 mesi.

Possono essere finanziate sia le spese di investimento (macchinari, ristrutturazione, impianti, hardware e software), sia le spese di gestione (personale e locazione).

Il finanziamento è erogato su un apposito conto corrente vincolato intestato al beneficiario: l’80% dell’importo rimane vincolato sul conto ed impiegato di volta in volta per il pagamento delle spese ammesse, mentre il restante 20% può rimanere libero per esigenze di liquidità; le spese sostenute devono essere comunque rendicontate.

Le principali spese ammesse:

– canoni di locazione (massimo 6 mesi);

– marketing comunicazione ed eventi;

– webadvertising;

– collaboratori (entro il limite massimo di 6 mesi);

– corsi di formazione;

– opere murarie ed assimilate comprese quelle per l’adeguamento funzionale dell’immobile per la ristrutturazione dei locali;

– marchi e brevetti;

– acquisto di arredi, impianti, macchinari e attrezzature, nuovi di fabbrica o usati, solo se certificati dal rivenditore autorizzato;

– acquisto di software per le esigenze produttive e gestionali dell’impresa.

Per informazioni info@agostinoingenito.it

Affitti brevi e portali online, tweet Renzi non chiarisce su scelta del Governo su tutela operatori e consumatori

Twitter Renzi alimenta confusione e non chiarisce su regole e modello Sharing economy . Il Premier spieghi altrimenti lo inonderemo delle autorizzazioni e scie amministrative e derogheremo come chi applica far west nel turismo italiano

Non può bastare un cinguettio che appare confuso e pericoloso . Il Premier chiarisca su sharingeconomy e affitti turistici mediante Airbnb. Il rischio é totale deregulation, alimentando contraddizioni evidenti tra chi gestisce strutture ricettive in regola ed abusivi con serie ripercussioni su diritti consumatori, sicurezza e qualità dell’ ospitalità. É quanto dichiara Agostino Ingenito, presidente nazionale Aigo Confesercenti che per primo, lo scorso venerdì, aveva posto il problema a seguito di un emendamento proposto dal Pd in commissione Finanze e che aveva previsto l’applicazione di una cedolare secca del 21% pagata dal colosso internazionale online dei fitti brevi Airbnb. Il Governo deve chiarire- continua Agostino Ingenito – Le normative regionali impongono che per svolgere attività ricettiva extralberghiera non imprenditoriale come la conduzione di bed and breakfast e case vacanze non professionali sia obbligatorio presentare una scia amministrativa che accerti requisiti urbanistici degli immobili da destinare all’ospiitalitá turistica oltre all’obbligo del gestore di denunciare gli ospiti entro le 24 ore dell’arrivo e di pagare come sostituti di imposta le tasse di soggiorno. Inoltre il corrispettivo guadagnato é assoggettato ai fini Irpef, secondo le regole del Fisco che impongono l’integrazione nella propria dichiarazione dei redditi. Va anche aggiunto che le normative regionali e il fisco definiscono anche le soglie di ciò che può essere integrato come reddito diverso e ciò che invece determina il superamento delle soglie della saltuarietà e il conseguente obbligo a svolgere l’attività in maniera professionale, attenendosi all’apertura di una partita iva. Il cinguettio del Premier Renzi alimenta enormi perplessità rispetto ad un ordito obbligo normativo che impone invece regolarità urbanistica e autorizzazioni per l’accoglienza di ospiti nella propria abitazione di residenza o dimora o nelle cosiddette seconde case. Se Renzi non chiarisce, il rischio é la totale deregulation che i portali online alimentano consentendo a chiunque di ospitare turisti e viaggiatori senza doversi preoccupare di abitabilità, sicurezza nazionale e doveri fiscali imposti invece a chi opera secondo le normative. Un segnale allarmante che seguendo le tendenze di Sharing economy travolge il sistema attuale che con fatica avevamo costruito per garantire lo Stato e i consumatori – continua Ingenito – Se per Renzi non servono più regole e codici, consentendo a chiunque di fare ospitalità attenendosi alle sole recensioni online e pagando percentuali rilevanti a questi portali residenti in paradisi fiscali internazionali, ne prendiamo atto. Rinunceremo a qualsivoglia modalità organizzativa e di regole imposte e garantiremo anche noi la totale anarchia e far west che sta dilaniando l’attuale sistema di ospitalità turistica in Italia”.

B&B nel condominio? Se viene vietato dal regolamento, va trascritto

Il divieto di adibire gli appartamenti a bed and breakfast va trascritto. La Cassazione, con sentenza 18 ottobre 2016, n. 21024, afferma che la clausola del regolamento condominiale che limiti la destinazione delle unità immobiliari deve essere considerata costitutiva di servitù atipica ed è, quindi, opponibile ai terzi acquirenti solo se risulti nella nota di trascrizione.Due condomini di un condominio di Palermo avevano impugnato nel 2006 una deliberazione assembleare che, con la maggioranza ex art. 1136 c.c., aveva integrato il regolamento condominiale, inserendovi un articolo che vietava ai partecipanti di destinare le unità singole a case-famiglia, bed and breakfast, pensioni, alberghi o affittacamere. Il condominio convenuto si era difeso sostenendo che la deliberazione impugnata aveva soltanto riprodotto analoga disposizione contenuta nel regolamento originario del 1957.
Il Tribunale di Palermo aveva dichiarato la nullità della delibera, mentre la Corte d’Appello aveva riformato la prima sentenza, osservando come le limitazioni all’utilizzo delle unità immobiliari, benchè non fossero state inserite nelle note di trascrizione, derivassero da un regolamento condominiale di origine contrattuale richiamato negli originari atti d’acquisto delle singole proprietà esclusive. Uno degli originari attori aveva proposto ricorso per cassazione lamentando, tra l’altro, che l’omessa trascrizione del regolamento del 1957 aveva comportato l’inopponibilità delle relative clausole limitative ai successivi acquirenti.

La Corte di Cassazione, con sentenza 18 ottobre 2016, n. 21024, accoglie questa censura. La sentenza delle Suprema Corte ricorda come alcune pronunce precedenti avessero affermato che le clausole del regolamento condominiale che impongono limitazioni ai poteri e alle facoltà spettanti ai condomini sulle parti di loro esclusiva proprietà possono vincolare gli acquirenti dei singoli appartamenti anche indipendentemente dalla trascrizione, purché nell’atto di acquisto si sia fatto riferimento al regolamento di condominio, che – seppure non inserito materialmente – debba ritenersi conosciuto o accettato in base al richiamo o alla menzione di esso nel contratto (Cass
. 31 luglio 2009, n. 17886
).
Parimenti, in passato si era affermato che la clausola del regolamento di condominio, che impone il divieto di destinare i locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini a determinate attività, abbia efficacia nei confronti degli aventi causa a titolo particolare dei condomini se trascritta nei registri immobiliari, oppure se comunque menzionata ed accettata espressamente nei rispettivi atti d’acquisto (Cass. 1° giugno 1993, n. 6100).

Altre volte, si era distinto sempre in giurisprudenza tra le clausole del regolamento che impongano pesi a carico di unità immobiliari di proprietà esclusivae a vantaggio di altre unità abitative, e le clausole che, invece, impongano prestazioni positive a carico di alcuni ed a favore di altri condomini o di soggetti diversi, nel primo caso essendo configurabile un diritto di servitù, trascrivibile nei registri immobiliari, e nel secondo, invece, un onere reale e nel terzo un’obbligazione “propter rem”, non trascrivibili (Cass. 5 settembre 1990, n. 11684). Altrimenti, a proposito del regolamento di condominio predisposto dall’originario unico proprietario dell’intero edificio, accettato dagli iniziali acquirenti dei singoli piani e regolarmente trascritto nei registri immobiliari, le clausole che restringono i poteri e le facoltà dei singoli condomini sulle loro proprietà esclusive sono state intese come costitutive su queste ultime di servitù reciproche (Cass. 15 aprile 1999, n. 3749; Cass. 13 giungo 2013, n. 14898).

La sentenza 18 ottobre 2016, n. 21024 afferma decisamente che la previsione regolamentare di limiti alla destinazione delle proprietà esclusive debba essere ricondotta alla categoria delle servitù atipiche, e non delle obligationes propter rem. Osserva la Corte che non vi può essere obbligazione reciproca quando ciascuno debba all’altro un eguale speculare a quello cui questi è tenuto verso di lui. Ricondotta alla servitù, l’opponibilità ai terzi acquirenti della clausola del regolamento che stabilisce i limiti alla destinazione delle proprietà esclusive va, quindi, regolata facendo attenzione riguardo alla trascrizione del relativo peso.
Per l’opponibilità delle servitù reciproche costituite dal regolamento di condominio, non è, quindi, sufficiente indicare nella nota di trascrizione il regolamento medesimo, ma, ai sensi degli artt. 2659, comma 1, n. 2, e 2665 c.c., occorre indicarne le specifiche clausole limitative (Cass. 31 luglio 2014, n. 17493). In assenza di trascrizione, queste disposizioni del regolamento valgono soltanto nei confronti del terzo acquirente che ne prenda atto in maniera specifica nel medesimo contratto d’acquisto.

Da ultimo, la sentenza n. 21024 del 2016 enuncia il seguente principio di diritto: “la previsione contenuta in un regolamento condominiale convenzionale di limiti alla destinazione delle proprietà esclusive, incidendo non sull’estensione ma sull’esercizio del diritto di ciascun condomino, deve essere ricondotta alla categoria delle servitù atipiche, e non delle obligationes propter rem, non configurandosi in tal caso il presupposto dell’agere necesse nel soddisfacimento d’un corrispondente interesse creditorio. Pertanto, l’opponibilità ai terzi acquirenti di tali limiti va regolata secondo le norme proprie della servitù, e dunque avendo riguardo alla trascrizione del relativo peso, indicando nella nota di trascrizione, ai sensi degli artt. 2659, primo comma, n. 2, e 2665 c.c., le specifiche clausole limitative, non essendo invece sufficiente il generico rinvio al regolamento condominiale”.

La decisione in commento riaprirà antiche dispute dottrinali.

Un regolamento di condominio è, di per sé, atto soggetto alla trascrizione nei registri immobiliari? La risposta dovrebbe essere negativa, compatibilmente con l’art. 2645 c.c., in quanto esso non è, ex se, atto dispositivo della comproprietà.

Sono, piuttosto, trascrivibili le eventuali convenzioni costitutive di servitù che siano documentalmente inserite nel testo di un regolamento di condominio.
Può allora procedere alla trascrizione di tali clausole il costruttore venditore, originario unico proprietario dell’edificio, che abbia predisposto il regolamento? No, finché egli non abbia proceduto all’alienazione della prima unità immobiliare, in quanto prima di tale momento non è possibile configurare tali servitù reciproche tra le varie porzioni dell’edificio, in quanto la servitù è ius in re aliena e, per il principio nemini res sua servit, non è concepibile il sorgere di una servitù attiva o passiva tra due fondi, fino a quando i medesimi appartengono a un unico titolare.

Con la nota di trascrizione del primo atto di acquisto di un’unità compresa nell’edificio si determina l’opponibilità del regolamento, menzionando in essa tutte le distinte unità immobiliari, pure quelle rimaste in proprietà del costruttore, ovvero ciascuno dei reciproci fondi dominante e servente. All’atto dell’alienazione delle ulteriori unità immobiliari, il regolamento andrà ogni volta richiamato o allegato e dovrà eseguirsi ulteriore trascrizione per le servitù che mano mano vengono all’esistenza fino all’esaurimento del frazionamento della proprietà originariamente comune.

Un regolamento contenente limiti della proprietà definitivamente trascritto non necessita, ovviamente, per la sua opponibilità ai successivi subacquirenti, di essere richiamato nei rispettivi atti di subentro nella titolarità delle porzioni esclusive.

Viceversa, un regolamento che contenga limiti di destinazione, seppur non trascritto, è efficace per il terzo acquirente soltanto se nel rispettivo titolo di acquisto si faccia espresso riferimento non genericamente al medesimo regolamento, quanto allo specifico vincolo di reciproca servitù esistente. In mancanza della certezza legale della conoscenza della servitù da parte del terzo acquirente, derivante dalla trascrizione dell’atto costitutivo, occorre verificare la certezza reale di tale conoscenza, che si consegue unicamente con la precisa indicazione dello ius in re aliena gravante sull’immobile oggetto del contratto (Cass. 28 aprile 2011, n. 9457).

Tale interpretazione si fonda sulla convinzione che il regolamento condominiale, che contenga limitazioni ai diritti dominicali dei singoli condomini, deve essere approvato da tutti i partecipanti al condominio con atto di natura negoziale.

La riferibilità di queste clausole negoziali, limitative dei diritti reali, a soggetti diversi dai partecipanti alle originarie convenzioni regolamentari, in caso di mancata loro trascrizione, postula, quindi, che le medesime siano poi espressamente contemplate nei singoli successivi atti d’acquisto: in questo caso, ben si spiega che il vincolo per gli aventi causa scaturisce non dall’opponibilità, ma direttamente dall’accettazione negoziale.